Leggere i dati sulle competenze degli studenti richiede attenzione alle definizioni. Abbandono scolastico, fragilità negli apprendimenti e dispersione implicita descrivono fenomeni diversi. Confonderli rende più difficile capire quali interventi servano in classe e quali domande porre quando si sceglie un percorso di studio.
I numeri del Rapporto annuale 2026
Nel capitolo 3 del Rapporto annuale 2026, ISTAT riporta che nel 2025 il 36% degli studenti dell’ultimo anno della secondaria di secondo grado presenta livelli inadeguati di competenze in italiano e matematica, contro il 33% del 2024. La dispersione implicita, che considera anche le competenze in inglese, interessa invece l’8,7%, rispetto al 6,6% dell’anno precedente. Queste percentuali non indicano la quota di studenti che ha lasciato la scuola.
Il rapporto segnala inoltre differenze legate al territorio e al tipo di scuola, e mette in evidenza il peso dell’ambiente educativo. I dati descrivono gruppi e condizioni di contesto: non consentono di attribuire automaticamente un livello di competenza a un singolo ragazzo in base al luogo in cui vive o all’istituto frequentato.
Tre domande prima di confrontare due percentuali
La prima domanda riguarda la popolazione osservata: studenti iscritti, diplomati o giovani di una determinata fascia d’età? La seconda riguarda il tempo: anno di pubblicazione e anno cui si riferisce il dato possono essere diversi. La terza riguarda l’indicatore: bisogna confrontare la stessa definizione e la stessa soglia.
Un’attività utile in classe consiste nell’accostare due titoli di notizie e chiedere agli studenti di riscriverli aggiungendo il denominatore mancante. Una frase come “il 36% è in difficoltà” diventa comprensibile solo specificando chi è stato osservato e quali competenze sono considerate. L’esercizio può collegare italiano, matematica ed educazione civica.
Dal risultato generale alle difficoltà concrete
Per programmare un recupero, il dato nazionale può suggerire una domanda di lavoro, ma non sostituisce l’osservazione della classe. Il docente può proporre una breve consegna e analizzare dove si interrompe il ragionamento: comprensione delle istruzioni, scelta delle informazioni, calcolo o spiegazione della risposta.
Ad esempio, si può partire da un semplice prospetto di spese. Lo studente individua un totale, confronta due alternative e giustifica la scelta con una frase. Se il risultato numerico è corretto ma la motivazione non lo è, il lavoro successivo sarà diverso da quello necessario a chi non distingue le voci della tabella. L’esempio è una proposta didattica della redazione, non una prova ufficiale ISTAT o INVALSI.
Orientamento universitario senza etichette
Chi sta valutando una laurea può utilizzare questa riflessione per individuare le proprie esigenze iniziali. Leggere un testo complesso, interpretare un grafico e distribuire lo studio nel tempo sono attività da mettere alla prova prima dell’iscrizione. Una difficoltà osservata oggi può diventare un obiettivo di preparazione, da affrontare con materiali e supporti adeguati.
Nel confronto tra i corsi di laurea di Orizzonte Formativo, conviene esaminare gli insegnamenti del primo anno, le modalità di verifica e gli eventuali strumenti di orientamento dell’ateneo. La scelta diventa più concreta quando il nome del corso viene collegato ai compiti che si dovranno effettivamente svolgere.
Fonte: ISTAT, Rapporto annuale 2026, capitolo 3, dati sugli apprendimenti riferiti al 2025. Attività ed esempi sono proposte originali della redazione.
